Perché la diversity deve diventare valore per le imprese

Perché la diversity deve diventare valore per le imprese

avr 26, 2023

interview of Paola Caburlotto in IlSole24Ore

 

Lo scorso 8 marzo uno sciopero generale ha fermato il trasporto pubblico in oltre 70 Paesi per porre l’attenzione sulla condizione femminile. Obbligando, paradossalmente, le donne che lavorano a stare a casa. Si parla molto di diversity, e fiumi di inchiostro vengono versati ricorrendo alla solita retorica e, come dimostra lo sciopero dell’8 marzo, anche ad assurde ipocrisie. Ma più delle parole contano i fatti. E i numeri. Quali? Il tasso di occupazione femminile in Italia cresce ma lentamente e il nostro Paese resta fanalino di coda in Europa insieme alla Grecia con il 51% delle donne al lavoro tra i 15 e i 64 anni a fronte del 64,9% in Ue. Nella pubblica amministrazione le donne rappresentano il 58,8% del totale dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici, ma solo una su tre ha un ruolo manageriale. Una situazione riscontrabile anche in agricoltura: le donne occupate nel settore sono 823.000, ovvero il 30% del totale ma solo il 31% di queste dirige un’azienda agricola. Guardiamo anche il rapporto annuale pubblicato dall’Eba, l’Autorità bancaria europea. Dall’analisi – condotta su un campione di 662 istituti di credito e 129 società di investimento – emerge che appartengono al genere femminile il 27,75% degli amministratori non esecutivi, percentuale che scende al 18,05% degli amministratori esecutivi. All’interno di questa platea, su un totale di 689 amministratori delegati lo spazio occupato dalle donne si restringe all’11%, con solo 78 amministratrici delegate. Oltre un quarto delle banche, il 27,05%, ancora non dispone di una policy per la rappresentanza di genere, la cui adozione è “obbligatoria”, al pari della considerazione del genere nella scelta dei consiglieri, dell’applicazione di politiche retributive non discriminatorie e del monitoraggio del gap retributivo tra generi. Su quest’ultimo punto, l’autority rileva che in media i consiglieri esecutivi donna guadagnano il 9,48% in meno dei loro pari grado uomini, forbice che si riduce al 5,9% nel caso di consiglieri non esecutivi. E questo nonostante esista una chiara correlazione positiva tra l’equilibrio dei generi e la capacità delle banche di remunerare il capitale. L’ultimo report pubblicato da Global Perspectives&Solutions di Citi sottolinea come la parità di genere nelle imprese non solo aumenterebbe fino al 3% il Pil mondiale ma porterebbe anche parecchie centinaia di milioni di posti di lavoro.
Sappiamo bene che il tema della condizione femminile non può consumarsi in una giornata all’anno ma va affrontato con un impegno continuativo. E da un punto di vista concreto, pratico e soprattutto professionale. Affinchè la diversity si trasformi in valore reale per le aziende. Come? Facendo tesoro dell’esperienza di top manager che hanno saputo superare i limiti imposti dalla società, dal pensiero comune e anche dalla loro stessa formazione, al loro percorso di crescita personale e professionale. Leaders che sono riuscite a combinare skills diverse per incanalarle in un’unica potente energia.
E’ questo l’obiettivo dell’iniziativa che Paola Maria Caburlotto, equity partner di Chaberton Partners – la società internazionale di executive search creata nel 2017 da Christian Vasino– lancia oggi con l’obiettivo di dare un contributo ulteriore alla parità di genere – oltre all’impegno costante per la costruzione di short list di candidati per le aziende costituite al 50% da donne. Women no limits è una piattaforma internazionale che metterà a confronto donne e uomini leader, in diverse aziende e diversi Paesi, perché condividano le loro esperienze su come possano essere superati limiti specifici alla carriera e al talento. Le testimonianze in particolare delle donne che sono andate oltre l’ostacolo aiuteranno lo sviluppo della leadership femminile in diversi ruoli: come manager, come imprenditrici, come investitrici, come membri dei board aziendali. Dando spazio ad una cultura femminile del successo che è diversa da quella maschile, ma che deve emergere in maniera complementare se si vuol far crescere le qualità della leadership e, con essa, il valore stesso delle aziende e il beneficio per la società.