Chaberton Partners SA | Mismatch in the labour market – different models and how to deal with them
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Mismatch in the labour market – different models and how to deal with them

20 Febbraio 2018 | di Diana Cavalcoli

 

Nell’Italia del mismatch trovare candidati che rispondano alle esigenze delle aziende è spesso difficile. Ecco perché il lavoro del recruiter si è evoluto nel tempo nel tentativo di mediare tra la domanda e l’offerta di lavoro. Una sfida quotidiana per Riccardo Florio, Senior manager di Chaberton Partners, società svizzera che opera nel settore risorse umane.

 

Cosa si intende quando si parla di mismatch?

«In genere si usa il termine per indicare il divario fra le competenze possedute dagli aspiranti lavoratori e quelle invece richieste dalle aziende. Bisogna però differenziare tra quello che io definisco l’educational mismatch ovvero il disallineamento tra istruzione e professione e invece lo skill mismatch che è propriamente una mancanza di competenze per svolgere un determinato lavoro».

In quali settori il gap è più evidente?

«Sicuramente sul fronte tecnico scientifico possiamo fare molto. Penso in particolare al settore IT in cui latitano i tecnici specializzati anche tra gli ingegneri. Ma non sono solo le hard skill a mancare, c’è anche una criticità legata alle soft skills ovvero alle capacità relazionali. Si tratta di competenze trasversali che ad esempio sono fondamentali quando si devono selezionare manager che andranno a coordinare team di più persone. In questi casi il segreto è la formazione».

Siete una società internazionale che opera in Europa. Quali sono le caratteristiche di chi cerca lavoro in Italia rispetto ad altri mercati?

«Diciamo che c’è una differenza sostanziale nella disponibilità dei lavoratori a spostarsi. In Italia si fa fatica a trovare un candidato che sia pronto a trasferirsi lontano da casa. Mentre gli spagnoli e gli svizzeri sono in genere più flessibili: vanno dove li porta il lavoro».

Cambiamo punto di vista. Cosa vi chiedono le aziende?

«Le aziende chiedono profili specifici, a volte anche troppo. L’abilità del recruiter sta nel guidare il cliente verso un processo di selezione che includa più possibilità. Bisogna spostare i paletti posti dal cliente. È poi un atteggiamento tipico italiano quello di cercare la figura per forza all’interno dello stesso settore. Non è così invece negli Stati Uniti o in Regno Unito.

Quali sono gli errori dei datori di lavoro italiani quando si tratta di assumere personale?

«In Italia, dove le piccole e medie imprese sono la spina dorsale dell’economia, si cerca ancora il candidato ideale attraverso le conoscenze dirette e il passaparola. Questo ovviamente è limitante. La persona all’interno dell’azienda che si occupa della selezione è poi fondamentale: quando se ne occupa il titolare spesso i risultati non sono all’altezza delle aspettative. Un po’ per mancanza di tempo da dedicare alla ricerca e un po’ per via delle conoscenze a volte non aggiornate rispetto al mercato del lavoro. Così si crea anche un sourcing mismatch che rende più faticosa la selezione».

 

 

source: Il corriere della sera
http://nuvola.corriere.it/2018/02/20/il-mismatch-non-e-solo-gap-di-competenze-va-ripensata-la-selezione-del-personale/
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