“Seed”, cioè un “seme” da gettare per iniziare un percorso di ricerca su un tema scarsamente studiato. È questo che rappresentano i dieci progetti di ricerca vincitori del bando di Fondazione Telethon “Spring Seed Grant” 2022, finanziati per un totale di 500 mila euro per lo studio di sei malattie genetiche rare. L’iniziativa ha l’obiettivo di aiutare le associazioni di pazienti con malattie genetiche rare a investire in modo mirato i propri fondi, attraverso la selezione dei migliori progetti di ricerca sulle proprie patologie di interesse. In questa quarta edizione del bando sono stati finanziati progetti sulla sindrome di Phelan Mc-Dermid, la malattia di Fabry, la sindrome di Rett, la sindrome emolitico-uremica (Seu) atipica, la malattia di Lafora e la sindrome del neurosviluppo dovuta a mutazioni del gene CAMK2b.

Come funziona il bando “seed grant”

“Il bando ‘seed grant’, arrivato ormai alla sua quarta edizione, si è consolidato negli anni, con sempre più associazioni di pazienti che scelgono di investire i propri fondi in ricerca scientifica” dichiara Francesca Pasinelli, Direttore generale di Fondazione Telethon. “Fondazione Telethon mette a disposizione le proprie competenze lanciando il bando, creando le commissioni internazionali di esperti scelti ad hoc, che valutino la qualità scientifica e il potenziale impatto sui pazienti dei progetti raccolti, e presentando alle associazioni quelli ritenuti meritevoli di finanziamento. A questo punto, sono le associazioni stesse a scegliere quale ritengono più utili o di interesse per i propri pazienti. Il numero sempre più alto di associazioni di pazienti che si rivolge a noi per il bando ‘Seed Grant’ è motivo di grande soddisfazione, perché dimostra la fiducia che esse ripongono nel nostro metodo di selezione della ricerca e impegno per le malattie genetiche rare, che troppo spesso ricevono scarsa attenzione e risorse”.

I progetti finanziati: la sindrome di Phelan-McDermid

Due i progetti finanziati sulla sindrome di Phelan-McDermid, che a partire dai 2-3 anni compromette sensibilmente lo sviluppo motorio e intellettivo. Il progetto di Letizia Allegra Mascaro del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Firenze studierà come monitorare e modulare l’attività delle aree della corteccia cerebrale coinvolte nell’elaborazione degli stimoli sensoriali. L’auspicio è che grazie alla comprensione dei processi neurobiologici alla base dei sintomi della malattia si potranno migliorare i difetti neurologici tipici di questi pazienti. All’Università Vita Salute San Raffaele di Milano, invece, Luca Colnaghi si concentrerà su alcune particolari mutazioni di SHANK3, il principale gene in cui ricadono le mutazioni associate alla sindrome. Nello specifico, saranno caratterizzate alcune regioni della proteina codificata dal gene SHANK3 dalla funzione ancora poco nota e l’interazione con altre proteine.

La malattia di Anderson-Fabry

Sempre due i progetti dedicati allo studio della malattia di Anderson-Fabry, caratterizzata dall’accumulo nelle cellule di un particolare gruppo di zuccheri e che può portare, nei casi più gravi, a insufficienza renale, infarto o ictus. Il progetto di Maria Antonietta De Matteis dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli si concentrerà sullo sviluppo di saggi cellulari per indagare alcune varianti ancora poco studiate del gene GLA, che codifica per l’enzima carente nella malattia e responsabile della degradazione di quei particolari zuccheri. Paola Sacerdote dell’Università degli Studi di Milano andrà alla ricerca di nuove possibili strategie farmacologiche per alleviare il dolore e i disturbi dell’umore tipici di questa malattia.

La sindrome di Rett

Due progetti saranno poi dedicati alla sindrome di Rett, malattia neurologica che colpisce prevalentemente il sesso femminile e rappresenta una delle più comuni cause di disabilità grave. Flavia Antonucci dell’Università degli Studi di Milano realizzerà uno studio funzionale per un nuovo possibile approccio farmacologico che agisca sui processi del neurosviluppo. Dario Balestra dell’Università degli Studi di Ferrara si focalizzerà sulla messa a punto di un modello cellulare su cui testare approcci terapeutici basati sull’editing genomico, per correggere alcune delle mutazioni più comuni associate alla sindrome di Rett.

La sindrome emolitico-uremica (Seu) atipica

Il progetto dedicato alla sindrome emolitico-uremica (Seu) atipica, rara malattia caratterizzata da consumo piastrinico, emolisi e danno renale, sarà quello di Ilaria Bestetti del Centro per la Cura e lo Studio della Seu della Fondazione Irccs Ca’ Granda Policlinico di Milano: con il suo gruppo di ricerca si focalizzerà sul ruolo di varianti epigenetiche. Queste alterazioni non sono cioè a livello della sequenza del Dna ma, per esempio, nelle modifiche chimiche che ne regolano l’accesso o il ripiegamento nello spazio e che tipicamente risentono di influssi ambientali. Questo studio valuterà un approccio genomico mirato a identificare potenziali differenze epigenetiche tra pazienti con Seu atipica, per spiegare i fattori che causano lo sviluppo di autoimmunità.

La malattia di Lafora

Altri due progetti riguarderanno la malattia di Lafora (Ld), una grave forma di epilessia mioclonica progressiva ereditaria, caratterizzata da un significativo e rapido deterioramento cognitivo e motorio. Paolo Prontera dell’Azienda Ospedaliera di Perugia studierà se particolari sequenze di Rna non codificanti sintetici, detti Sineup, siano in grado in vitro di incrementare la produzione di alpha-amylase, enzima in grado di degradare gli accumuli tossici tipici della malattia, i cosiddetti corpi di Lafora. Stefania Della Vecchia, ricercatrice presso la Fondazione Irccs Stella Maris di Pisa, utilizzerà un modello di pesce zebra, già messo a punto in un suo studio precedente, per caratterizzare la microglia, un particolare tipo di cellule di supporto presenti nel sistema nervoso, e i meccanismi cellulari coinvolti nella neuro-infiammazione, tipica della malattia.

Le mutazioni del gene CAMK2b

Infine, il progetto dedicato alle mutazioni del gene CAMK2b, associate a un raro disturbo che ricade nello spettro autistico, vedrà Claudia Compagnucci dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma impegnata nella generazione e caratterizzazione funzionale delle cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), derivate cioè da cellule dei pazienti, per comprendere i meccanismi patologici associati a queste particolari mutazioni.

Le associazioni coinvolte

Sono sette le associazioni coinvolte in questa edizione: Associazione Italiana per la Sindrome di Phelan-McDermid, Associazione Uniphelan, Associazione Italiana Anderson-Fabry, Pro Rett Ricerca – Associazione per la ricerca sulla sindrome di Rett Onlus, Progetto Alice Onlus – Associazione per la lotta alla Seu, Associazione Tempo Zero, Associazione Unici.

Fino a oggi sono stati 37 i “seed grant” finanziati, per studiare 20 malattie genetiche rare, per oltre 1,8 milioni di euro di investimento totale. Ventuno le associazioni coinvolte, oltre a una piccola fondazione privata, ma anche Fondazione Telethon stessa, che ha voluto fare la sua parte finanziando otto progetti tra quelli selezionati come meritevoli e presentati da ricercatori dei propri Istituti di Milano e Pozzuoli.

La valutazione dei progetti

Ogni progetto è stato valutato da una commissione scientifica, costituita ad hoc e formata da ricercatori di fama internazionale esperti della patologia, che ha individuato quali fossero meritevoli di finanziamento, per poi presentarli alle rispettive associazioni, perché si giungesse a una decisione finale.

Fonte: https://www.aboutpharma.com/