Sono il 13,4% del totale in Italia e continuano ad aumentare: hanno contratti più stabili, sono più formati ma anche più difficili da reperire.

Il fermento nei confronti dei temi ambientali, al di là del noto «effetto Greta», interessa anche il mondo economico e il mercato del lavoro. L’ultimo rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, parla chiaro a questo proposito. Ne emerge, infatti, che il 2019 è stato un anno record per gli investimenti ecologici, che per moltissime imprese italiane la green economy è diventata uno strumento per affrontare le sfide del futuro e che nel 2018 i cosiddetti green job, cioè i lavori legati all’ambiente e alla sua tutela, sono aumentati del 3,4% (leggi circa 100mila lavoratori in più) e rappresentano il 13,4% del totale. «Sappiamo che i lavoratori con un green job oggi sono circa 3 milioni e 100mila. Il mondo del lavoro è cambiato e continua a cambiare: aumentano le imprese green così come la richiesta di lavoratori con competenze nel campo ambientale» ci spiega Marco Gisotti, autore, insieme a Tessa Gelisio, del libro 100 Green Jobs per trovare lavoro.
Secondo le previsioni elaborate dal sistema Excelsior, inoltre, sembra che il 19% del fabbisogno di competenze sarà assorbito dal solo tema della sostenibilità nei prossimi cinque anni; un buon indizio per chi è alla ricerca o vuole cambiare lavoro. «Oggi le competenze verdi sono già più richieste di quelle digitali e linguistiche» prosegue Gisotti.

Identikit del lavoratore verde

Grazie a GreenItaly cerchiamo di capire insieme, quindi, quali caratteristiche hanno questi lavori verdi. Da un punto di vista geografico, due regioni da sole, Lombardia e Lazio, concentrano circa un terzo di tutti i lavoratori green; fra le regioni del sud si attesta sopra la media nazionale solo il Molise. Le città maggiori sono prevedibilmente – ma non in modo scontato – quelle con più contratti green: nell’ordine Milano, Roma, Torino e Napoli; nelle prime venti posizioni il sud è poi poco rappresentato fatta eccezione per Bari e Cagliari.
Rispetto alla media, ai lavoratori green è richiesto un maggior livello di titoli di studio: in un terzo delle richieste, il requisito minimo è il titolo universitario. Al tempo stesso, le condizioni contrattuali di questi lavori sono più stabili con il tempo indeterminato che sfiora il 50% rapporti esistenti (cioè il doppio rispetto alla media delle altre categorie). E nonostante i contratti siano appetibili, il rapporto GreenItaly evidenzia una certa difficoltà nel reperimento di alcuni profili professionali verdi.
Dal punto di vista delle professionalità impiegate sono infine due i dati interessanti: il 66,4% dei nuovi contratti green attivati nel 2019 appartengono all’area della progettazione, ricerca e sviluppo; viene così confermata la spiccata attitudine all’innovazione di questo segmento di mercato. Ma i green job aumentano anche nel settore del marketing e della comunicazione (34,5%); d’altronde è sotto gli occhi di tutti quanto la sostenibilità sia diventata un asset di comunicazione fondamentale per quasi tutte le aziende.

Il caso della bioeconomia

Uno dei settori forse più interessanti è quello della bioeconomia che in una definizione del 2012 della Commissione Europea viene descritta come «la produzione di risorse biologiche rinnovabili e la conversione di queste risorse in prodotti con un valore aggiunto». Come spiega Philippe Mengal, executive director del Bio-based Industries Joint Undertaking, nella sua prefazione al volume Che cosa è la bioeconomia di Mario Bonaccorso, «nell’Unione Europea l’industria bio-based dà lavoro 3,7 milioni di persone con un fatturato di 700 miliardi di euro». Nello stesso passaggio si prevede che entro il 2030 gran parte dei nuovi posti di lavoro creati da questo settore saranno nelle aree rurali, «dove contribuirebbero alla rigenerazione delle aree depresse e abbandonate». Un cambiamento notevole che in prospettiva potrebbe addirittura ridisegnare gli equilibri fra i nuclei urbani e la campagna.
Restringendo l’inquadratura della nostra analisi scopriamo che nel settore del cosiddetto biowaste, cioè dei rifiuti organici (in cui rientra quello che quotidianamente chiamiamo umido), nel 2016 nella sola Italia i posti di lavoro sono stati 9.800 secondo le più recenti proiezioni del Consorzio Italiano Compostatori. Un dato non certo enorme in senso assoluto ma in crescita quasi del 10% rispetto all’anno precedente.
In questo solo settore sono coinvolte figure professionali differenti che spaziano da chi si occupa della raccolta a chi offre servizi di studio, ricerca e progettazione, fino alle tecnologie per il trattamento del rifiuto organico. Come ci spiegano dal Consorzio, che ogni anno il 5 dicembre organizza ad Assisi una conferenza in occasione della giornata dedicata alla tutela del suolo (una delle risorse ambientali più a rischio del nostro pianeta), «con una raccolta differenziata a regime in tutta Italia si potrebbe arrivare a 13.000 addetti e 2,56 miliardi di euro comprensivi dell’indotto generato».

Source: https://www.vanityfair.it/mybusiness/annunci/2020/01/05/ambiente-green-job