Ricordiamoci sempre di mettere al primo posto chi abbiamo di fronte o chi deve apprendere, la sua situazione e il suo punto di partenza. 

Ho appena finito di leggere “PresentationZen”, un libro di Garr Reynolds, esperto di comunicazione e professore di Management & Communication Design all’Università di Osaka. Più che un libro è una guida, piuttosto precisa e dettagliata su come organizzare secondo regole grafiche e di comunicazione efficace una presentazione. È molto carina: ci sono dei bei suggerimenti, tanti esempi e spunti concreti. Suggerisco a chiunque faccia uso di presentazioni di leggerlo.

La cosa che però mi ha più colpito e fatto riflettere durante la lettura non è legata ai consigli su come impostare le presentazioni, ma è la velata polemica che più volte traspare dalle parole dell’autore su PowerPoint (o similari) e i suoi punti elenco. Nel trasferire alcuni punti di attenzione su come usare le immagini, il testo e i colori nelle presentazioni, Garr Raynolds sottolinea spesso some i software come Power Point, con i loro temi e le loro strutture codificate, abbiano giocato nel tempo un doppio ruolo: da un lato hanno permesso a molti di organizzare da soli i propri contenuti in forma digitale e di prepararsi autonomamente le presentazioni, dall’altro lato hanno in qualche modo spento il pensiero e la ricerca di soluzioni efficaci di comunicazione.

Il fatto di trovare punti elenco organizzati, layout e impaginazioni già fatte ha portato molti a impigrirsi e a delegare alla tecnologia un ruolo importantissimo: quello della responsabilità sul messaggio da trasferire. Molti hanno ritenuto possibile e sufficiente concentrarsi sui contenuti e non sulle modalità con cui trasferirli, lasciando al software questo compito. Risultato? Le noiosissime slide e relative presentazioni da convegno che moltissimi di noi conoscono e hanno subito (e forse anche fatto subire) durante la loro vita professionale.

Questo tema del delegare agli strumenti compiti non tipicamente loro è uno spunto di riflessione perché rischia di tornare ad essere molto attuale in campi diversi da quello delle presentazioni: quelli dell’apprendimento e della gestione delle relazioni. In questo momento di vincoli al lavoro in presenza e di grande cambiamento nella struttura e nella modalità di organizzare l’apprendimento e le relazioni, la tecnologia sta offrendo meravigliose opportunità per gestire la distanza. E questo è un bene.

Talvolta però le nuove soluzioni tecnologiche rischiano di essere utilizzate con lo stesso approccio seguito con Power Point: delegando alla struttura delle piattaforme di comunicazioni o di e-learning e ai programmi di costruzione dei contenuti – sempre più sofisticati, ma anche sempre più facili da utilizzare – la gestione dei contenuti o delle nostre relazioni.

So che tutto dipende da come ci poniamo noi di fronte alla tecnologia: il rischio non è nel mezzo in sé, è in come lo usiamo, ma la tentazione può essere forte. Spesso i fornitori di software e piattaforme e-learing sottolineano che nei loro programmi è già tutto predisposto e molto facile da utilizzare, che i frame permettono di impostare, copiare e duplicare corsi e percorsi.

Anche le piattaforme per le video conferenze non smettono di stupirci con accessori e possibilità di fare gruppi, sottogruppi, chat, registrazioni, collegamenti e chi più ne ha più ne metta. E più sono le possibilità facilmente utilizzabili, più si rischia di allontanarsi dall’obiettivo reale che vogliamo raggiungere. Che risultato dobbiamo raggiungere con quella call? Che relazioni vogliamo creare con i nostri interlocutori durante quel meeting? Che apprendimento deve essere attivato in quella popolazione? Come ragiona e quali sono gli aspetti che non dobbiamo trascurare per rendere efficace il loro percorso?

Ricordiamoci sempre di mettere al primo posto chi abbiamo di fronte o chi deve apprendere, la sua situazione e il suo punto di partenza; poi pensiamo al senso che il meeting o il corso deve avere per lui/lei, poi al messaggio e a cosa vogliamo riesca a fare o a comprendere. È con queste attività che si dà valore alla riunione a distanza o al percorso di apprendimento, non con la struttura e gli accessori del sofware che lo contiene. Questi aiutano, anche molto, come ha e ancora aiuta tantissimo Power Point nelle presentazioni, ma sono mezzi al servizio del risultato, che deve rimanere sotto la nostra responsabilità.

Source: https://www.ilsole24ore.com/art/il-rischio-delegare-tecnologie-gestione-relazioni-AD9XK95