L’attenzione delle imprese al benessere dei propri collaboratori è il punto di partenza per trattenere i talenti e farli crescere

È già parte integrante delle strategie di learning and development e nell’arco dei prossimi dodici mesi si prevede possa registrare un ulteriore aumento (seppur moderato) degli investimenti ad esso dedicato. Il coaching è diventato una risorsa importante per molte organizzazioni, ci sono aziende che lo usano in modo tradizionale per la formazione continua e altre che vi si affigdano per supportare il processo di trasformazione agendo sul reskilling e l’upskilling dei propri collaboratori. E, soprattutto, è visto come potenziale risposta a una serie di sfide, a cominciare dall’implementazione delle iniziative DEI (Diversità, Equità, Inclusione) per lo sviluppo della leadership.

Attualmente, come conferma la ricerca “Business Trends in Coaching 2023 di CoachHub” (una delle principali piattaforme al mondo in questo settore), condotta su oltre 600 aziende in 42 paesi, Italia compresa, l’87% delle aziende investe in percorsi di coaching, il 34% di chi ha optato per soluzioni esterne ha preferito l’online e il digitale e fra i motivi principali per affidarsi a questa pratica prevale lo sviluppo della leadership a diversi livelli. E ancora: due terzi delle organizzazioni (il 61%) affermano di credere nel potenziale della realtà virtuale per l’acquisizione e il rafforzamento di nuove competenze e poco meno della metà (il 48%) vede l’intelligenza artificiale applicata al coaching molto utile per la gestione dei dati e il reporting.

Quali sono dunque le linee guida del coaching fra presente e futuro? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Verrini, VP of Sales per le regioni Emea e Latin America della società tedesca.

Che cosa ci dice la ricerca, in generale?

Ci conferma l’affermazione del pieno potenziale riconosciuto al coaching da parte delle aziende, che lo considerano finalmente un alleato importante per raggiungere gli obiettivi di crescita non solo individuale ma anche del business.

Quali sono le competenze che oggi deve avere un coach per aiutare le imprese a gestire il cambiamento?

Il ruolo del coach è aiutare le persone all’interno delle organizzazioni a raggiungere gli obiettivi aziendali. Per farlo, deve avere competenze ben precise che possiamo dividere in due grandi categorie. La prima è quella che in gergo si definisce “business acumen”, ossia la capacità di comprendere le necessità dell’azienda, partendo da un’analisi della situazione attuale, della direzione futura che l’organizzazione intende prendere e della tipologia di leadership che mira a sviluppare per raggiungere i propri obiettivi attraverso lo sviluppo dell’individuo. La seconda è una grande capacità di analisi e ascolto delle persone con le quali si affronta un percorso strutturato di coaching. Questo passaggio è fondamentale perché ogni percorso deve essere personalizzato in modo da riuscire a colmare i gap individuali specifici rispetto agli obiettivi comuni che l’azienda si è prefissata.

Fra i principali motivi per i quali le aziende si affidano al coaching, oltre un terzo ha come priorità lo sviluppo della leadership: perché?

La struttura aziendale è di tipo piramidale e ciò che le organizzazioni cercano nel coaching è un alleato che le aiuti a generare un effetto domino scalabile ed efficace. Se si lavora sulla leadership per accrescerne le competenze, è molto probabile che il risultato raggiunto alla fine del percorso con il manager abbia, a cascata, un effetto diretto sui suoi collaboratori. Lo sviluppo della leadership è dunque la strada più veloce per ottenere un impatto misurabile sull’azienda nel suo insieme, anche in relazione al fatto che le necessità della leadership sono soggette a cambiamenti molto più rapidi rispetto a quelle delle altre figure aziendali e richiedono per questo di agire tempestivamente.

Il benessere dei dipendenti è stato indicato solo dal 28% dei rispondenti. È quindi una componente meno importante?

Il dato è in realtà molto positivo, in forte crescita rispetto al passato se si considera che fino a cinque anni fa non raggiungeva il 10%. L’attenzione delle aziende al benessere dei propri collaboratori sta crescendo in maniera esponenziale perché ci si sta rendendo conto di quanto sia il punto di partenza per trattenere i talenti e farli crescere. E il coaching è uno strumento molto potente per promuovere il benessere e generare vantaggi significativi, vedi per esempio la maggiore apertura delle persone rispetto ai processi di business e alle politiche aziendali di cambiamento.

Formazione e reskilling devono passare tassativamente per gli strumenti digitali?

In CoachHub siamo convinti che il modello ibrido di formazione e reskilling, che prevede anche la componente coaching, richieda un sempre maggiore utilizzo di strumenti digitali, soprattutto per motivi di scalabilità ed efficienza. Tramite la tecnologia, infatti, si ha la possibilità di arrivare a chiunque si voglia raggiungere in maniera facile e veloce e in un mondo in cui le aziende sono sempre più globali, senza la tecnologia l’accesso a determinate risorse sarebbe molto più complesso. Pensiamo, per esempio, a un’azienda italiana con mille dipendenti distribuiti in diverse aree geografiche globali e l’HR director in Italia: in questo caso, scalare e unificare il modello di leadership aziendale in ogni sede con l’ausilio di strumenti digitali è molto più semplice e veloce rispetto ad avere un coach in ogni Paese che si occupa di questa attività. Quanto all’efficienza, il punto di forza del digitale sta nel dare la possibilità alle persone di fare formazione da qualunque luogo e nei momenti che più preferiscono, che si tratti di un corso o di una sessione con il proprio coach.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/