È uno dei settori più impattanti sul nostro pianeta, responsabile del 28% delle emissioni globali di gas serra: stiamo parlando del settore alimentare e delle attività connesse ad agricoltura e allevamento. Se da anni ormai si parla del forte impatto del settore sia a monte (aziende della filiera) che a valle (abitudini dei consumatori), come possono le aziende avere un approccio davvero efficace e sistemico al problema?
Per supportare le aziende del food nell’affrontare gli impatti di tutta la supply chain, Quantis ha elaborato la ricerca “Dig in: un panorama di azioni per i business che intendano coltivare un sistema alimentare sostenibile + resiliente”. Secondo Quantis, il sistema alimentare globale è responsabile di circa il 28% delle emissioni globali di gas serra (stima che potrebbe arrivare al 35%). L’agricoltura e i componenti utilizzati per la lavorazione del suolo (fertilizzanti, pesticidi e concime) sono le cause principali delle emissioni contribuendo per l’87% circa alle emissioni totali del sistema alimentare (24%). L’allevamento per la produzione di carne, latticini e uova è responsabile da solo del 14,5% delle emissioni globali di gas serra, a causa della fermentazione enterica, della gestione agricola e dell’alimentazione negli allevamenti.  Le fasi successive della catena del valore alimentare come il confezionamento, la vendita al dettaglio, il trasporto, la lavorazione, la preparazione degli alimenti, i rifiuti e lo smaltimento, insieme contribuiscono al 5-10% circa dei gas serra globali, con una previsione di incremento per i prossimi anni.
Oltre alla ricerca, Quantis ha lanciato anche un gioco, aperto a tutti, che permette di capire quali sono gli impatti delle scelte alimentari in termini di emissioni di Co2: italy-food-scaler.quantisgame.com. Una modalità dinamica ed interattiva, quella della gamification, per migliorare l’engagement dei singoli, e delle organizzazioni, che Quantis propone anche per coinvolgere i team interni nei progetti di sostenibilità.
Che percorso deve intraprendere, quindi, un’azienda del settore per ridurre il proprio impatto sull’ambiente? Ecco, secondo Quantis, gli elementi-chiave per permettere alle aziende di costruire le basi di un futuro alimentare sostenibile.
Valutare i punti critici, attraverso l’analisi degli impatti specifici delle varie fasi della catena di valore.
Fissare obiettivi e azioni science-based a livello corporate e lungo la filiera, come il limite di 1,5°C per il riscaldamento globale, proteggendo in questo modo la sicurezza alimentare e garantendo che il settore food and beverage continui a prosperare in un mondo con risorse limitate.  Alcuni esempi? Focalizzare la riduzione degli impatti ambientali di produzione in allevamento, attraverso scelte precise riguardo ai mangimi; effettuare scelte specifiche anche sulla gestione agricola, prestando per esempio attenzione al cosiddetto “manure management”, la gestione e impiago eco-sostenibile del letame animale.
Implementare azioni di business improntate alla riduzione delle emissioni. Adottare un approccio organico e olistico, che guardi a tutta la filiera: spesso, ridurre l’impatto di un aspetto, può però voler dire aumentarlo in altri ambiti. Il settore alimentare è infatti complesso, implica l’utilizzo di molteplici risorse, e questa complessità va tenuta in conto sia dalle aziende che vogliano ridurre il proprio impatto ambientale sia dai consumatori che vogliano fare scelte alimentari sostenibili. Per questo Quantis suggerisce un approccio integrato, che guardi a tutta la filiera di produzione per valutare l’impatto e definisca azioni sostenibili. Un esempio è il mondo delle bevande a base vegetale: se plant-based spesso significa minore carbon footprint, un’impostazione olistica e “di sistema” rispetto alla sostenibilità ambientale metterà sul piatto della bilancia dell’analisi anche la deforestazione, o l’utilizzo di acqua.
Valori alimentari e corretta informazione al consumatore: quando si parla di sostenibilità del sistema alimentare non si può prescindere, sottolinea la ricerca Quantis, dalla valutazione dei profili nutrizionali, diminuiti in caso di cibi molto processati. Anche in questo senso è necessaria una corretta informazione al consumatore, sostenuta da una comunicazione chiara, trasparente e credibile del percorso di sostenibilità aziendale.
Punto chiave dell’approccio sostenibile alla filiera alimentare è infine il packaging: se da un lato l’imballaggio, nelle aziende alimentari, deve essere progettato per permettere un corretto smaltimento delle confezioni attraverso un’etichettatura trasparente, soluzioni di ecodesign si traducono nell’incorporazione di nozioni e metriche di sostenibilità all’interno delle strategie di packaging fin dalle prime fasi della progettazione rendendo l’impostazione “green” parte integrante del DNA aziendale.
Per indagare il punto di vista più completo di Quantis sul tema della sostenibilità ambientale del sistema alimentare, dalla materia prima al fine-vita, si può scaricare il Report Dig In, disponibile anche in italiano.

Fonte: https://wine.pambianconews.com/