È ripetitivo affermare che il mondo del lavoro sta cambiando. Quello che, però, non è tanto scontato è capire cosa c’è dietro questo cambiamento. Capire cosa si nasconde dietro al fenomeno della Great Resignation. Lo abbiamo chiesto a Christian VasinoCEO di Chaberton Partners, società di executive search attiva anche sul middle management.

“Innanzitutto, in Italia, e nel resto del mondo, grazie alla pandemia le persone hanno riscoperto l’importanza di certi valori. Con il Covid, il “per me” è tornato centrale nelle vite professionali della maggior parte dei lavoratori – afferma Vasino –  Ovviamente, con diverse declinazioni. Per gli executive tutto ciò sta portando inevitabilmente ad accelerare i tradizionali tempi di uscita della classica carriera (fatta il più delle volte all’interno di grandi multinazionali) per abbracciare nuovi progetti imprenditoriali, start up, private equity. Libertà e earning sono i principali driver. Per chi, invece, è nella fase centrale della carriera – prosegue –  notiamo come il Covid e i vari lockdown abbiano riequilibrato i “ruoli” all’interno della famiglia, scardinando in molti casi il paradigma classico secondo il quale c’è una figura a guidare e ad essere il career lead. Al giorno d’oggi, qualsiasi scelta è molto più condizionata dalle esigenze del partner.

Da una ricerca di Mckinsey, ‘Great Attrition’ or ‘Great Attraction’? a livello globale il 58% delle persone dichiarano di avere intenzione di dare le dimissioni. Inizialmente si è pensato alla Great Resignation. Ma il tutto invece si è trasformato nella Great Attraction, anche in Italia. Un numero sempre più elevato di persone abbandona l’azienda in cui lavora per scegliere altro. E le ragioni sono principalmente tre: ricerca di un lavoro migliore, una compensation inadeguata e il work-life balance.

Anche dalla ricerca “Millennial and GenZ Survey” di Deloitte viene confermata una chiara distanza tra i più giovani (Millennial e GenZ) e le generazioni che li hanno preceduti su temi rilevanti come il work-life balance, attenzione alla salute mentale, lavoro ibrido, importanza del purpose.
Quasi il 70% della GenZ e oltre il 60% dei Millennial vorrebbe un modello di lavoro ibrido, in cui si può alternare lavoro in ufficio e da remoto. Una richiesta irrinunciabile a cui imprese e datori di lavoro, e quindi anche i C-level, sono chiamati a dare ascolto e rispondere.

“Se prendiamo come esempio il settore bancario, vediamo come stiano cominciando a capire che bisogna ribaltare la prospettiva sul divario generazionale. Anziché un limite o un rischio, può essere visto come un’opportunità, utilizzando i giusti programmi di mentorship. Infatti, quest’ultimo è considerato lo strumento migliore per trasferire competenze ed esperienze nel lungo periodo tra diverse generazioni, oltre ad essere un asset efficace di change management. I programmi di mentorship saranno destinati ad evolversi nei prossimi anni come strumenti sempre più strutturati. Noi stiamo lavorando ad un programma di Mentoring per una grande banca italiana, che coinvolge tutte le prime linee e parte delle seconde linee in qualità di mentors e altrettanti giovani talenti appena inseriti negli ultimi due anni”.

Intervista con Rita Maria Stanca, La Nuova del Lavoro, Corriere della Sera
Fonte: https://nuvola.corriere.it/2022/07/01/come-stanno-cambiando-luoghi-e-modalita-di-lavoro/