La Artificial Intelligence ha veramente “preso il volo” e non solo per la recente notizia che un aereo militare spia ha fatto un volo di prova con un copilota virtuale, un algoritmo di IA, sviluppato dall‘U-2 Federal Laboratory dell’Air Combat Command, ma perché la corretta consapevolezza del reale e più efficace impiego degli algoritmi sta finalmente prendendo piede. Si perché l’algoritmo, nel caso dell’aereo spia, non sostituisce il pilota, ma lo affianca, esegue compiti specifici tradizionalmente svolti dal copilota. In sintesi, la AI non sostituisce l’essere umano ma lavora in modo coordinato con lui.

Uno scenario che sta già caratterizzando anche molte imprese. Sia le dinamiche che la complessità del business stanno aumentando, questo significa che il processo decisionale deve migliorare in termini di velocità, precisione, personalizzazione, scalabilità e adattabilità. Un’ampia gamma di tecnologie software (dal dashboarding alla artificial intelligence) può però essere di grande ausilio. Ma serve combinarle in modo adeguato, così che il CEO possa beneficiare della “decision intelligence” fondamentale per scegliere con la consapevolezza di cosa sta succedendo “qui ed ora” e non solo sulla situazione di ieri. Il pilota di cui abbiamo parlato prima riceve nel proprio cockpit le informazioni fondamentali. Sensori, algoritmi che processano in tempo reale tanti segnali, una efficace e puntuale rappresentazione della informazione da considerare, per poter decidere al meglio.

Sono soluzioni già disponibili per le aziende. Ci sono realtà come CY4GATE, quotata all’AIM di Borsa Italiana, e l’americana C3.ai, da poco quotata alla borsa di New York, capaci di creare quello che definirei una sorta di “sistema nervoso aziendale”. La possibilità di usufruire di “continuous intelligence” dalle varie divisioni/funzioni aziendali ci permetterà di unire miriade di sensoriali ed eventi. Dati che vengono orchestrati dagli algoritmi di Artificial Intelligence e suggeriti al decisore aziendale. Alcune tecnologie di Artificial Intelligence, infatti, ora sono più accessibili, performanti, scalabili e facili da usare. Ma soprattutto, rispetto al passato, ci sono tanti più dati (ed in formato digitale) e nuove logiche di elaborazione .

Parliamo di algoritmi intelligenti le cui logiche di funzionamento sono comprensibili dagli utenti. La cosiddetta Explainable Artificial Intelligence che si contrappone alle black box tipiche di molti software basati sulle reti neurali, consente un cambio di paradigma. L’essere umano seleziona con coscienza l’algoritmo giusto, ne supervisiona il funzionamento, magari ricalibrandolo, e si fida del suo output. In questo modo l’essere umano non è nel processo ma sopra il processo, con incredibili capacità di prendere le decisioni giuste.

Chiaramente, tutto ciò ha senso solo se l’algoritmo opera nella piena sicurezza informatica. Ecco perché la soluzione ottimale necessariamente deve fondere capacità e competenze di artificial intelligence e cybersecurity.

Fonte: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/01/15/ai-intelligenza-artificiale-aziende/?uuid=96_cg8uoLGL