I dati della Camera di commercio: la quota rosa è del 22,5%, in crescita del 24% nell’ultimo decennio

“La sfida sicuramente più impegnativa è essere una donna giovane al comando di una squadra di uomini ruvidi e preparati”. Marzia Maiorano, trentaseienne ex bocconiana appassionata di digitale, è amministratrice delegata di tre società, una delle quali, Mida Hitech, è un’azienda ipertecnologica in cui lavorano molti uomini. È anche presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi che ha appena redatto una ricerca sulle manager rosa a Milano e in Lombardia. Ed ecco la fotografia: nella scalata ai vertici aziendali le donne hanno un passo ben più veloce di quello degli uomini, anche se sono ancora giacche e cravatte a presidiare la vetta.

I dati camerali, relativi al quarto trimestre del 2019, contano a Milano 64 mila “capitane d’azienda” – tra titolari, amministratrici e presidenti – il 22,5% su quasi 284 mila cariche apicali – un numero in crescita del 24% rispetto a dieci anni fa. Il capoluogo lombardo è al secondo posto in Italia dopo Roma (84.501) e prima di Napoli, Torino, Bari e Salerno. Una vera conquista, perché il percorso verso i vertici è molto faticoso: “Ho dovuto dimostrare che ero fatta per il settore dell’informatica, che potevo gestire i progetti e i servizi”, racconta Marzia. “Non è stato un percorso lineare – ammette – perché sono stata continuamente messa alla prova e ho dovuto gestire situazioni che un collega uomo non avrebbe incontrato”.

In Lombardia le donne che ricoprono posizioni apicali sono 161 mila, il 13,7 per cento in più rispetto al 2009, quando erano soltanto 142 mila. Un buon livello di crescita, anche se tra i manager, soltanto una su quattro è donna: il 23,2 per cento in Lombardia, il 25 per cento nel resto d’Italia. Certo, visto che gli uomini crescono a ritmi molto più lenti ( il due per cento in più in dieci anni in Lombardia), c’è da augurarsi che la rivincita in rosa sia soltanto all’inizio. E affinché il cerchio si chiuda, spiega Maiorano, è necessario che “le aziende assumano sempre più modelli organizzativi flessibili e meno schematici. Avendo chiari obiettivi e perimetro d’azione, vanno lasciate libere le persone di gestire il lavoro, purché mantengano i livelli di performance richiesti”.

I primi settori in cui si distinguono le manager rosa sono commercio al dettaglio, servizi alla persona, ristorazione, commercio all’ingrosso e attività immobiliari. Una “capa” su venti ha meno di trent’anni mentre il sedici per cento delle manager lombarde è nata all’estero, con la Cina in testa. Tra le sfide future c’è il superamento del gender gap negli stipendi: “È una realtà da colmare da una parte rafforzando le capacità di negoziazione della donna e dall’altra sostenendo politiche di inquadramento retributivo corretto. A Milano, per esempio, ci troviamo molto vicini ai livelli europei. Come Camera di commercio, attraverso il Comitato dedicato all’imprenditoria femminile stiamo sviluppando diversi progetti: dalla formazione manageriale alle startup, dai progetti europei ai bandi, fino a promuovere l’uguaglianza partendo dalle scuole”. Perché è anche sui banchi che nasce la cultura della parità.

Source: www.milano.repubblica.it