L’Italia traina il boom di Revolut. Un piccolo record per un Paese ancorato alle abitudini, alle transazioni con contanti e all’idea che la banca tradizionale sia ancora quella con centinaia di sportelli. Eppure, l’Italia – soprattutto tra i più giovani – si mostra anche aperta al cambiamento, come dimostra Revolut che in un anno ha visto quintuplicare la propria base utenti: dai 100mila clienti dell’estate 2019, ai 500mila di oggi. Un trend confermato anche dal mercato del Sud Europa: un’area geografica guidata da Elena Lavezzi che ha il suo quartier generale a Milano e nella quale oltre all’Italia rientrano Spagna, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro, Croazia e Slovenia.

“Quando poco più di un anno fa abbiamo costituito il team italiano, i clienti del Sud Europa erano 700mila, oggi siamo oltre quota 2,3 milioni” racconta la manager sottolineando come i risultati siano stati raggiunti in piena pandemia: “Il Covid non ha fermato la nostra crescita a dimostrazione che siamo riusciti a navigare un evento senza precedenti. Anzi, in qualche modo l’emergenza ha anche accelerato la transizione dell’Italia verso la cashless society grazie alla spinta agli acquisti online e le transazioni elettroniche”. A livello globale con il lancio di Revolut in Australia, Stati Uniti e Singapore, i clienti sono oltre 13 milioni con 500mila utenti business.

Certo, la pandemia ha probabilmente frenato gli obiettivi del gruppo che puntava ad arrivare a un milione di clienti in Italia entro la fine del 2020, ma allo stesso modo certifica un trend ormai irreversibile con il mondo fintech e delle challanger bank che insidia quotidianamente il mercato delle banche tradizionali. Anche perché nel 2015 Revolut si presentava come un’app che permetteva di risparmiare sulle commissioni caricate da banche e carte di credito per ogni transazione in valuta estera; oggi l’ex start up è una realtà finanziaria a tutti gli effetti che ad agosto è entrata anche nel mondo dell’open banking.

“Prima – spiega Lavezzi – Revolut era soprattutto un partner di viaggio, mentre oggi siamo una piattaforma finanziaria a tutti gli effetti. E lo vediamo dalla crescita continua degli utenti giornalieri attivi. Anche grazie a Junior, l’app per bambini che mira a promuovere le buone abitudini relative alla gestione del denaro in tenera età, in base a parametri sicuri e sotto la guida di un adulto; Rewards, la funzionalità attraverso la quale i clienti accedono a sconti speciali e cashback su diversi brand utilizzando la loro carta Revolut e Open Banking, la soluzione che permette ai clienti di collegare all’app gli altri conti bancari in modo da consultare tutti i saldi e i movimenti in un unico luogo”.

Anche per questo Revolut continuerà a investire sulla crescita con l’obiettivo di aumentare la base utenti e rafforzare la propria immagine. Motivo per cui i vertici del gruppo non sono preoccupati della marginalità negativa della società. D’altra parte come spiegava lo scorso anno a Business Insider Nik Storonsky, fondatore e amministratore delegato di Revolut, “il core business è già in utile, ma abbiamo deciso di continuare a investire molti soldi sulla crescita dell’azienda. Adesso non è importante fare profitti. Esattamente come è successo con Amazon”. Come a dire che la raccolta di denaro e gli investimenti sono funzionali ad allargare quel divario con eventuali start up che volessero affacciarsi al mercato, ma anche a ridurre la distanza dal mondo delle banche.

Soprattutto dopo che l’industria tradizionale ha iniziato a strizzare l’occhio al fintech preferendo la via dell’alleanza a quella della battaglia. “La nostra forza – chiosa Lavezzi – è la capacità di sviluppare tutte le novità in house. Siamo veloci e reattivi. Il 2020 è un anno complesso per l’intera industria, ma siamo pronti a raccogliere la sfida”.

Fonte: https://bit.ly/3h9Vjzn