Quando facciamo qualcosa in una azienda siamo continuamente confrontati con la questione se “farlo bene in più tempo” o “farlo meno bene in meno tempo”. Questa scelta, moltiplicata per il numero di decisioni che ogni giorno prendiamo fa una differenza abissale tra aziende.

Togliamo dal tavolo discussione due cose ovvie:
1. Se c’è modo di farlo bene in meno tempo quella è la scelta giusta rispetto a farlo meno bene in più tempo (Pareto)
2. Se farlo meno bene significa che non funziona rispetto alle specifiche da rispettare non è una soluzione.

Nella maggior parte dei casi questo tema ha a che fare con l’ormai ampiamente discusso concetto dell’MVP (Minimum Viable Product):

“Ovvero il prodotto con il più alto ritorno sugli investimenti rispetto al rischio. Il metodo prevede l’interazione con il mercato fin dalla fase di idea al fine di validare il binomio problema/cliente prima di realizzare una qualsiasi forma di prototipo; con la validazione iniziale è possibile seguire un processo strutturato per arrivare velocemente, e a bassissimo costo, al primo obiettivo della validazione o invalidazione delle ipotesi.” (Fonte: Wikipedia)

Significa quindi sviluppare prodotti e processi che funzionano allo scopo di validare la domanda più rilevante (tipicamente: “c’è un mercato per questo prodotto/servizio?”).

Nel caso in cui la risposta sia sì, si procede con il testare altre domande e quindi a rendere il prodotto più complesso, in un beta continuo di sviluppo. Laddove invece la risposta sia no e quindi il prodotto non funziona, si fanno cambiamenti significativi (pivoting) e si rimane sulla domanda fondamentale da verificare.

Queste valutazioni vanno poi messe assieme al ruolo che la velocità ha sullo sviluppo di una azienda. Ammettiamo che l’azienda sia capace di accrescere la propria produttività dell’1% al giorno. Questo produrrebbe un aumento di produttività pari a 37 volte in un anno (1,01^365). Ovvero se dalla velocità (derivata prima) si passa all’accelerazione (derivata seconda), un’azienda capace di apprendere in modo continuo e quindi accelerare in modo continuo, riesce ad ottenere risultati strabilianti in relativamente poco tempo.

Quello che succede alle persone è che fanno una grande fatica a mettere assieme il peso del tempo con quello della qualità delle cose da fare: nella maggioranza dei casi sottostimano pesantemente il tempo sul resto. Questo è dovuto alla profonda incomprensione di come funzioni una curva esponenziale rispetto a una lineare. La mente umana non è formata per capire e gestire fenomeni esponenziali e quindi riporta tutto a situazioni lineari, non cogliendone in modo profondo gli effetti.
Capire il ruolo del tempo in quello che facciamo porterebbe miglioramenti immensi nel nostro lavoro, ci farebbe tagliare un sacco di lavoro largamente inutile, focalizzerebbe le nostre menti su ciò che è importante e darebbe alle nostre scelte una razionalità che senza il ruolo del tempo non hanno.
Tutte le volte che scegliamo di far slittare in là il momento in cui facciamo qualcosa pensiamo a quanto scelte come quella modificano le nostre vite.

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Source: www.ilsole24ore.com